Non capisco cos’è

che fa la differenza,

a volte mi sento un estraneo completo

alla vita di tutti i giorni.

chi è che va lontano..?   …chi?

io non mi sento di fiato lungo… io non mi sento alla pari..

ma non mi sento meno..

tu come mi senti??

io non mi sento… questo è il “mio” problema…

il problema non è essere… è sentirsi qualcosa..

sentirsi qualcosa sopra le parti…

senza arroganza…questo è, essere qualcosa.

Per fortuna non sono niente..

forse sono vivo solo per questo motivo.

E qualcuno lo devo ringraziare comunque.

 

 

E tu.. sei qui.

Scrivo poco…

quindi forse non sono credibile..

ma è come se entrassi in una classe vuota.. di notte

con una lavagna davanti.. nera… e nel silenzio potessi scrivere

quello che mi pare..

..” tanto nessuno sa.. che sono stato io…”

la sensazione è la stessa.

 

ti ringrazio per avermi stupito.

per avermi dato ciò che ho,

per quello che a volte sembra scontato..  ma poi ti fermi… e… mh.

E per quel sapere che ci sei..come mai nessuno c’è stato mai…

Per quel non poter più far senza di te… che…

Ed anche se… è il dare per scontato… che ti fa perdere, a volte, le cose importanti della vita.

voglio stare qui,

e lottare per quel grande,

e forse poco,

ma importante…  che c’è.

E tu… sei qui.

 

Tutti i giorni

È passato l’11 settembre..
Da oggi in poi pensiamo
Tutti i giorni
Alle vittime
di ogni guerra..
se ci riesce!

W la vita

E come è buffo

raggiungere obbiettivi

e non sentirti importante.

E come è buffo… vedere che si sentono importanti

gli altri … al posto tuo.. boh.

La gente è buffa… o forse è strana, come diceva Mia.

ma.. per me è buffo che qualcuno si senta importante se IO realizzo.

ma forse invece è stupido.. si perchè magari puoi essere felice..

ma non puoi sentirti “importante”..

quando nemmeno chi ha ottenuto il risultato

si sente tale… ;)

diciamo così..

voglio bene a chi mi vuole bene..

ma so io, chi mi vuole davvero bene.

;)

w la vita

Gesti forti.

L’unico deterrente
al non crollare sotto i colpi dell’insicurezza
sono la determinazione interiore
e qualcosa su cui puntare
e qualcosa di nobile… sarebbe sicuramente meglio..
(ma va bene anche se è la voglia di vedere
la fiorentina vincere uno scudetto
almeno vivo altri 100 anni!)

La vita è veramente un equilibrio tra le forze interiori.
Siamo labili.. leggeri..e spesso menefreghisti anche con noi stessi.
Ascoltare il grido di aiuto che proviene da dentro
senza la paura dei giudizi, sarebbe la cosa più umana da fare.
Invece siamo troppo “sempliciotti” spesso nel giudicare
le sofferenze altrui.. e troppo sempliciotti
a dire a chi non ce la fa: ” Dai via, non è mai morto nessuno..”
e invece non è così..
persone si buttano dai palazzi
per molto poco agli occhi nostri
ma per tutto agli occhi loro…

Forse la differenza tra un saggio e uno stolto sta proprio qui
nel cercare di non giudicare le sofferenze altrui
come leggere basandosi su di noi
ma cercare di capire fino in fondo… che quando una persona soffre..soffre.
E il motivo è sempre valido.
Boh.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/06/22/news/giornalista_precario-18064289/?ref=HREC1-8

VOTARE

VOTARE FA BENE.
VOTARE E’ URLARE.
VOTARE E’ UN DIRITTO.
VOTARE E’ UN PIACERE.
VOTARE FA CAMBIARE.
VOTARE PER TE.
VOTARE PER GLI ALTRI.
VOTARE E’ COME VOLARE.
VOTARE TI SALVA.
VOTARE E’ DECIDERE.
VOTARE E’ POTER PARLARE DOMANI.
VOTARE TI LEGA AGLI ALTRI.
VOTARE PER FAR PARTE DEL MONDO.
VOTARE PER NON SUBIRE
VOTARE NON E’ SCHIERARSI.
VOTARE NON E’ ROSSO.
VOTARE NON E’ AZZURRO.
VOTARE NON E’ VERDE.
VOTARE DEVI VOTARE.
VOTARE PER CHI HA LOTTATO PER FARTI VOTARE.

DITO MEDIO ALZATO

Festa della repubblica…
se fossimo in una repubblica.
Un dito medio alzato sulla diretta RAI
non solo per quello che significa la “parata” militare
che è una sfilata di moda di mezzi usati per uccidere persone…
ma soprattutto per quello che costa organizzare una parata del genere
in un momento così difficile..
a settembre “manovretta” di “tremorti” da 40 miliardi…
quanto costerà fare il pieno agli aerei delle frecce tricolori
per farli divertire a fare scie colorate in cielo?
quanto costerà portare tutti quei mezzi militari a Roma per una giornata?
quanto costerà montare tribune, la cartellonistica,
il personale addetto, vigili urbani in orario extra e forze dell’ordine in straordinario?
forse non 40 miliardi..
ma anche se fossero solo 1000 euro non sarebbero soldi buttati via?
io boicotto e alzo il dito medio.

Sul bisogno

Aiutare i bisognosi.

Quante volte avrò sentito questa frase. Scontata. Vero?

ho sempre dato poco peso a questa frase. Poi negli anni… crescendo?

mi sono avvicinato alla “teoria” dell’aiutare

si perchè con gli anni… ho imparato che aiutare non è solo una pratica

ma è anche una teoria che serve a coltivare la felicità propria e degli altri.

L’aiutare di cui vorrei parlare non è quello inteso come economico/materiale

ma quello della comprensione della diversità.

Per questo diventa teoria e non solo pratica.

“Il superfluo si misura sul bisogno degli altri” diceva Karol wojtyla…

il “superfluo” si misura “sul bisogno” degli altri….

qui è racchiusa l’entità della “teoria” dell’aiuto.

si perchè non puoi misurare quello di cui ha bisogno una persona

in relazione a quello di cui hai bisogno te.

Ognuno richiede delle attenzioni diverse, dei bisogni diversi..siamo persone diverse . Tutti diversi.

“L’aiutare in teoria”  quindi è ricercare dentro di noi la capacità di tollerare

il bisogno altrui che può essere totalmente lontano dal nostro essere.

La Difficoltà più grande quindi, non sta nell’aiutare alla “nostra maniera”

ma nel “tollerare” l’aiuto che ci viene richiesto pur essendo lontanissimo da noi.

Nel non accettare i “bisogni” richiesti invece manifestiamo soltanto la nostra arroganza e presunzione

nel pensare che “noi” abbiamo capito la vita

che “noi” sappiamo quello di cui c’è bisogno… nella vita di tutti…

Invece spesso, purtroppo, non riusciamo  nemmeno ad aiutare la persona più vicina a noi,

riuscendo a farla sentire inadatta e incapace… ed è questa la vera tristezza.

“La prima virtù di cui ha bisogno l’anima che tende alla perfezione… è la carità.” (Pio da pietrelcina)

 

Sulla difficoltà del tollerare ci vediamo presto!

SEI ARTISTA?

Essere artista…

cosa vuol dire…?

E’ artista solo colui che crea arte..o anche colui che crea e basta?

e che crea cosa?

è artista colui che crea rapporti umani… relazioni a lungo termine…

amicizie… determinazione…chi infonde fiducia nel futuro… ?

forse è artista quello che lotta per il proprio lavoro…

…per la propria storia e non ha paura di mettersi in gioco…

…di metterci la faccia..!

forse è artista quello che non si nasconde dietro ad una “voce” o ad una “tela”…

o dietro a pagine scritte…

forse allora quelli che vengono reputati artisti

sono solo dei repressi paurosi che non vogliono uscire allo scoperto…

chissà…

IO CREDO una cosa…

sicuramente è artista anche colui che vive il mondo…

che lo usa per crescere insieme agli altri…

colui che riesce a sfruttare le energie che fluttuano nel mondo

per dare e ricevere fiducia e sicurezza…

colui che da a prescindere…

e chi regala emozioni… e le “divide” con gioia.

E poi credo anche un altra cosa… che quelli che si reputano “veri” artisti…

spesso e volentieri… sono solo artisti con se stessi

e profondamente, non riescono davvero fino in fondo…a vivere nel mondo reale.

SORELLA NOTTE VIDEO UFFICIALE

DINAMO LIVE@FLOG!!!

DOMANI SERA SIAMO LIVE ALLA FLOG!

PRESENTEREMO IL VIDEO DI "SORELLA NOTTE" 
VINCITORE DEL SANREMO MUSIC AWARDS 2011!
VI ASPETTIAMO!!!!!!!!!!!!!!!!!

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/concerti/217400_scheda.shtml?ageId=12645258

DINAMO LIVE ALLA FLOG!!!

Immutabile consapevolezza

L’Imprevedibile mette in crisi

è quello, che destabilizza la vita,

l’imprevedibilità.

E’ il non sapere..o…

la mancata consapevolezza

che tutto è mutevole

che tutto può cambiare in ogni istante

che tutto è impermanente

che ci mette in crisi.

Godersi le sorprese allora diventa consapevolezza?

per un certo senso si…

La consapevolezza che i cambiamenti e l’imprevedibilità

fanno parte della vita

portano a godersi le sorprese della vita stessa

senza perderne neanche una goccia.

Allora l’unica cosa che “deve” diventare immutabile..

è la consapevolezza della mutabilità delle cose?

se voglio vivere un po’ meglio..si.

 

 

10 STORIE DAL GIAPPONE

Il coro
La canzone sussurrata
nella palestra della scuola

Settecento persone congelate, distese per terra, sepolte tra coperte, bottiglie e sacchetti di vestiti fradici, sono immobili e in silenzio nella palestra della scuola elementare di Kesennuma. Hanno il volto coperto dalla mascherina bianca che dovrebbe proteggerle dalle radiazioni. I vecchi piangono con la schiena, senza produrre lacrime. Gli adulti guardano verso la città che non esiste più e l’oceano che ancora porta al largo le loro case e migliaia di corpi irriconoscibili. I bambini non sanno come stare. Sono le 14.46: una settimana fa il terremoto più violento della storia giapponese aveva appena sollevato l’onda dello tsunami che ha devastato 500 chilometri della costa più protetta della terra. Qui manca la corrente e la sirena non può suonare. Il freddo si prende i più deboli tra i 600 mila senza tetto dell’Honshi. Un coro di ragazzi, coperti con pigiami della misura sbagliata e con i piedi infilati in scarpe altrui, intona sottovoce una canzone.

Gli orfani

Il saluto e gli applausi
ai ragazzini in corriera

A Sendai è tornato il sole e sette corriere pulite, arrivate da Tokyo, hanno il motore acceso nel parcheggio del municipio. Trecentocinquanta bambini escono dall’edificio e, ordinati, scavalcavano gli edifici in cui vivevano. Hanno tutti la stessa cartella. Stringono un diploma di merito, consegnato dalle uniche due maestre rintracciate. Sfilano davanti ai pannelli a cui sono affisse le liste dei morti e dei dispersi della città. È il primo scaglione degli orfani di Sendai, a cui la prefettura di Miyagi ha offerto alcuni giorni di vacanza in una località ai piedi del cono di latte chiamato monte Fuji. Nel pomeriggio saranno raggiunti delle corriere riservate ai figli di genitori non rintracciati e considerati in una situazione sospesa. Migliaia di evacuati circondano in silenzio i bambini pronti per la gita e per alcuni minuti fermano i pullman che li portano via. I partenti sorridono e salutano con la mano da dietro i finestrini. Tra chi resta scoppia un applauso che punta dritto in cielo.

Il postino
Il lungo e silenzioso addio
del miracolato dell’oceano

Tetsu Hasegawa aveva 57 anni e da trentasette faceva il postino a Kamaishi. Lo ha salvato il mestiere. Quando è suonato l’allarme stava consegnando lettere sul porto. Ha visto l’onda arrivare ed è saltato sulla bicicletta. L’acqua saliva e gli mangiava la strada. Ha pedalato senza girarsi e il fango gli è arrivato a metà ruota. Pensava di essere riuscito ad arrivare a casa, ma al posto dell’edificio costruito dal padre c’era un lago che non aveva mai visto. Solo martedì si è convinto che la sua famiglia era sparita là sotto: genitori, moglie e due figli che stavano studiando. Agli amici ha detto di non pensare a lui, ma di aiutare i feriti. Miracolato dall’oceano, Testsu Hasegawa è morto improvvisamente ieri mattina nel centro di raccolta. I medici hanno accertato che l’hanno ucciso la fame e la sete. Sotto la sua coperta hanno trovato le razioni di cibo e di acqua che per sette giorni non ha consumato. Ha lasciato una busta chiusa indirizzata alla moglie annegata.

Il giardiniere
I fiori rosa dell’imperatore
per le vittime dimenticate

Yoshikatsu Hiratsuka cura ciliegi e meli del palazzo imperiale di Tokyo. Dopo trent’anni oggi ha ricevuto l’ordine di chiudere l’entrata del pubblico. La nazione è in lutto e l’imperatore vuole dire ai sudditi che anche la natura si ferma a piangere. Il giardiniere si scusa e spiega che i suoi fiori oggi sono riservati alle vittime dello tsunami. Si è svegliato presto e ha pulito la terra dove presto pianterà bulbi di tulipano. Attorno, Tokyo è una metropoli sotto shock. I negozi di Ginza sono chiusi e i rari ristoranti aperti spengono le luci alle otto. Yoshikatsu Hiratsuka dice che gli sembra di essere tornato a Ofunato, dove è nato, durante guerra. Tra i pini davanti al palazzo ha adagiato un ramo già fiorito di boccioli rosa. È per la famiglia di Kiyota Yamaguci, nel suo villaggio distrutto, che nessuno ha cercato. Tre generazioni, dodici persone, tutti scomparsi. Per questo nessuno li ha cercati e il giardiniere dell’imperatore desidera che si sappia.

La commessa
Quella madre ricomparsa
il giorno del suo funerale

Masako Sawasato è riapparsa ieri alle 11 e a Yamadachi l’hanno ribattezzata la “madre risorta”. Commessa di un supermercato era fuggita in auto, cercando di accelerare più dell’onda. È rimasta bloccata in un colonna, davanti alla quale era crollata la strada. Trenta mezzi inghiottiti sotto gli occhi dei passanti. Lunedì suo marito Yoshikatsu Hiratsuka ha denunciato che era scomparsa. Giovedì ne ha identificato i resti presunti, schiacciati sotto la sua Honda rossa. Ieri era il giorno del funerale. Marito e figlio stavano vegliando la bara, di legno chiaro. Vicino, un sacchetto con i regali per accompagnarla. Masako Sawasato li ha visti nell’obitorio, dove è entrata per cercare loro: anche lei li credeva defunti. Per una settimana, dopo essersi svegliata su uno scoglio, è rimasta isolata su una collina sei chilometri più a nord. Quando si sono rivisti, i tre non hanno detto niente. Poi il bambino le ha chiesto: “Dove sei stata?” e ha voluto toccarla.

La ciclista
La corsa disperata in bicicletta
a caccia di coperte e medicine

Michiko Takahashi ha 42 anni e faceva i conti nella cooperativa dei gamberi a Minami-Soma. È stata lei ad accorgersi che sulla spiaggia erano stesi trecento corpi. Ieri sera è arrivata a Tokyo, è scesa dalla sua bici ed è entrata in una farmacia. Ha acquistato uno scatolone di medicine contro l’influenza e la gastroenterite, che nelle prefetture travolte stanno contagiando migliaia di sopravvissuti. In un grande magazzino ha ordinato duecento coperte, il massimo che poteva permettersi investendo i risparmi. Poi è risalita in sella e ha imboccato la via del ritorno. Se non avesse incrociato un giornalista giapponese nessuno saprebbe di lei. Visto che dopo una settimana i soccorsi ancora non sono sufficienti, Michiko ha deciso di fare da sola. Oltre quattrocento chilometri in due giorni, sotto la neve e a digiuno, altrettanto per rientrare. Adesso i giapponesi pensano a lei e iniziano a credere che nulla è impossibile: nemmeno rialzarsi dopo l’11 marzo.

Il bambino
Una settimana alla deriva
aggrappato alle alghe

Hiroshi Gyobu ha 9 anni e ce l’ha fatta. È stato recuperato al largo di Rikuzen-Takata, la città di pescatori dove diecimila corpi sono ora sepolti da una palude. Giaceva su una barca rovesciata, aggrappato da sette giorni a un groviglio di alghe. Il pilota di un elicottero lo ha visto per caso, attratto da una mano che non si muoveva al ritmo della marea. Quando è stato issato con il verricello, il Giappone si è commosso. Ritiene di aver assistito ad un miracolo, forse all’inizio di una reazione, alla prova di poter resistere a tutto e ricominciare. Hiroshi Gyobu era stato spazzato via mentre era in auto con il padre Yoshiya. Si sono svegliati all’alba, su quello scafo. Erano fradici e il padre lo ha coperto con la sua giacca. Martedì gli ha infilato i suoi vestiti, tolti e stesi ad asciugare. Gli ha detto di non muoversi e di aspettarlo. “Raggiungo la riva, chiedo aiuto e vengo a prenderti – ha detto – altrimenti è la fine”. Si è calato in acqua e ha iniziato a nuotare, ma non è tornato.

L’operaio
Il condannato di Fukushima
e il segreto del reattore quattro

Futoshi Toba è il più vecchio tra i condannati a lottare per impedire che la centrale atomica di Fukushima esploda, distruggendo il Giappone. Ha 59 anni, è senza figli, e nella notte di sette giorni fa ha deciso che sarebbe toccato a lui. Giovedì, investito dalle radiazioni, è stato ricoverato in un centro di Tokyo e secondo i medici ci vuole tempo. La scelta dell’operaio Futoshi Toba, rivelata ieri in tivù, ha scosso il Paese come un altro terremoto. A giugno, perseguitato da una violenta bronchite cronica, sarebbe andato in pensione. “Hanno chiesto chi conoscesse il reattore 4 – ha raccontato – e vedendo i ragazzi che avevo vicino, ho risposto che io sapevo tutto. Ho capito che il mio destino era compiuto e che dopo anni vani avevo l’occasione di dare un senso alla mia vita”. Non ha voluto spiegare quale sia la situazione. “Mai visto prima il reattore 4 – ha aggiunto – ma prego il mio Paese di riflettere se questa è la strada giusta per assicurarci un futuro”.

Il pescatore
Nel mercato senza futuro
sconfitto dalla grande paura

Totsu Kiuno sega tonni a Tsukiji. Nel mercato del pesce di Tokyo tutto è cambiato. Nessuno acquista più molluschi: filtrano l’acqua e i clienti pensano che siano già radioattivi. Alghe secche e pacchi di sale, ricchi di iodio, sono esauriti. Da ieri tonni e aragoste surgelate costano invece più dell’oro. La flotta peschereccia del Nordest è decimata e all’alba i giapponesi danno l’assalto ai banchi per assicurarsi scorte per settimane. È l’incubo atomico: la gente cerca solo tonni e squali congelati, pescati  prima dell’11 marzo. Esibire il certificato di pesce vecchio, per un ristorante, raddoppia gli affari. Anche le tartarughe vive vengono giudicate un antidoto alle radiazioni e l’asta di ieri notte ha battuto ogni record. Totsu Kiuno sega la spina dorsale dei suoi tonni di ghiaccio e li rifinisce con l’ascia, come sculture di legno. “Sono gli ultimi – dice – per anni non venderemo nemmeno un polipo”. Ha appeso un foglio al bancone: “Offresi manovale”.

L’artista
I ritratti del piccolo pittore
tra i superstiti della palude

Atsufumi Sato ha 5 anni ma in una settimana è diventato un artista famoso in tutto il Giappone. Viveva nella parte bassa di Ishinomaki, con i genitori e il fratello. È il pezzo di città che non si trova più: 12 mila inghiottiti. Fino ad oggi lui è stata l’unica cosa viva ad essere recuperata dal deserto di fango ancora inaccessibile. Dal primo istante, sotto una serra trasformata in rifugio per evacuati, disegna sua mamma, con i capelli neri, lunghi e tortuosi come un fiume colmo di giocattoli rotti. Sul volto non traccia la bocca e spiega che sarebbe inutile, visto che quella donna da venerdì scorso non gli parla. Ha già realizzato dieci ritratti, tutti uguali. I sopravvissuti di Ishinomaki, che possiedono solo gli abiti ricevuti dall’esercito, acquistano le sue opere, esposte a fianco della coperta in cui il bambino veglia, dorme e lavora. Pagano e lasciano i disegni lì, “esposti nel museo”. Atsufumi Sato dice che è contento, perché anche sua mamma valeva molto.

(19 marzo 2011)

 

 

LASCIO LA PAROLA A VENDOLA

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